Cava de' TirreniMovimenti

Ospedale: Una battaglia da cucirsi sul petto, fino alla vittoria

Quella che si sta combattendo da quasi un anno è una battaglia contro i giganti, contro gli enormi interessi economici che muovono i fili della sanità campana e i tagli orizzontali all’assistenza sanitaria pubblica. Una lotta che sta tirando fuori l’orgoglio dei cavesi, troppe volte smarrito o sentito come disperso dalla nostra stessa comunità. Le mobilitazioni per l’Ospedale “SS. Maria Incoronata dell’Olmo” e, specificatamente, per il reparto di Ginecologia possono essere comprese fino in fondo solo da chi in questa terra ci è cresciuto e la ama: da chi sa da sempre quanto è importante un presidio ospedaliero all’interno della nostra comunità cittadina. E’ fondamentale, ad esempio, per le frazioni che già vivono una situazione di isolamento e per le quali risulterebbe molto più complicato il trasporto immediato da e per altre strutture ospedaliere. Il senso di autosufficienza e di “garanzia” che il “SS. Maria Incoronata dell’Olmo” ha da sempre rappresentato per tutti noi, non basta a chiarire ai tanti “esperti” che in questi mesi si stanno esprimendo in merito alle nostre problematiche il motivo per cui un cavese che avverte un dolore o un formicolìo al petto si recherà più facilmente per un controllo al Pronto Soccorso di Cava mentre la decisione diventa molto meno immediata dovendo recarsi a Nocera Inferiore o a Salerno. Proseguendo il discorso in questi termini, l’infermiere o il medico di turno presso il “SS. Maria Incoronata dell’Olmo” è fonte di serenità per il paziente e per la sua famiglia che cerca “mani sicure” alle quali affidare un proprio caro: anche fattori “psicologici” di questo tipo non siano affatto da sottovalutare quando si tratta di tutelare il nostro diritto alla salute. Sappiamo bene, altresì, che le specificità della nostra terra difficilmente potranno essere comprese da chi, altrove, conosce il valore di una efficiente e capillare azione della “medicina del territorio” o può usufruire di un’organizzazione e di mezzi ben diversi (ahinoi, di un livello molto superiore) da quelli che le istituzioni ci mettono a disposizione. La battaglia per Ginecologia e Ostetricia, oltre a rivendicare “il C361”, è la priorità per la dignità di un’intera comunità che non è disposta ad accettare nessun passo indietro sui livelli di assistenza sanitaria essenziali.

Ripercorriamo insieme le tappe di questa lunga battaglia
Il 23 Gennaio si scende in piazza. Un esempio di compattezza e determinazionefoto-articolo-2

La manifestazione del 23 Gennaio ha significato un grande passo avanti in una mobilitazione che i più pessimisti davano per morta già con l’inizio del nuovo anno. Dopo la manifestazione dell’8 Dicembre, in cui si era scesi in strada bloccando la SS18, si è tornati in piazza dimostrando grande compattezza e determinazione. I circa 1000 manifestanti, dagli anziani agli studenti delle scuole superiori, hanno nuovamente attraversato la SS18 arrivando a bloccare il casello autostradale di foto-articolo-1Cava de’Tirreni. In questa bella giornata di lotta, a differenza di ciò che era avvenuto l’8 Dicembre, abbiamo constatato l’assenza delle istituzioni locali, “fuori città per impegni istituzionali”. Solo al termine del corteo il sindaco Servalli, sotto esplicita richiesta di una parte di cittadini in piazza, è giunto alla rotonda della stazione per rassicurarci “che avrebbero fatto tutto il possibile”. E’ doveroso sottolineare la presenza in piazza degli ultras cavesi che per noi sono innanzitutto amici, conoscenti, ragazzi che vogliono bene alla propria città.

Il comitato “Diritto alla Salute per Cava”: una scelta di campo

Fin dalla genesi di questa lotta ci si è posti il problema di istituire una forma di coordinamento tra tutti coloro che, in maniera spontanea foto-articolo-3e talvolta improvvisata, si erano mobilitati a difesa dell’Ospedale. La nascita del Comitato “Diritto alla Salute per Cava” è stato, quasi da subito, una risposta vera a questa esigenza. Come Spazio Pueblo abbiamo fin dall’inizio aderito con convinzione al Comitato perché abbiamo riscontrato azioni concrete, volti di donne e di uomini veri che con il proprio corpo e le proprie idee intendevano in ogni modo scongiurare qualsiasi forma di attacco all’Ospedale. Il Comitato continua a informare i cittadini, tramite la pagina facebook e attraverso diverse assemblee in piazza, su tutto ciò che riguarda la situazione del “SS. Maria Incoronata dell’Olmo”; presenzia a tutti i momenti in cui si discute di Ospedale, non ultimo il Consiglio Comunale del 20 Giugno in cui maggioranza e opposizione hanno tentato – con estremo colpevole ritardo – di imbastire un ragionamento su “L’emergenza Ospedale”; dal mese di luglio mantiene attivo il servizio SOS SANITA’ CAVA (dirittoallasalutepercava@gmail.com, 3391824146) invitando tutti i cittadini cavesi a segnalare qualsiasi tipo di disservizio/problema che ci si trovi ad affrontare presso l’Ospedale, medici di base, ASL. Ciò a conferma del valore di fondo di “Diritto alla Salute per Cava”: salvaguardia dell’Ospedale e di tutti i suoi reparti ma anche vigilanza popolare sulla qualità dei servizi sanitari garantiti ai cittadini: per la tutela della propria salute in tutti i suoi aspetti, dalla prevenzione alla cura.

La scelta di partecipare ai tavoli tecnici

Dal mese di Febbraio abbiamo richiesto la possibilità di avere maggiori chiarimenti da parte dell’amministrazione comunale e dall’Ufficio Legale del Comune di Cava circa le vicende politiche e legali riguardanti il nostro ospedale. La necessità di avere costanti aggiornamenti e di ottenere maggiori delucidazioni tecniche in merito a questioni di non semplice risoluzione ci ha portato, in alcuni periodi, ad avere una presenza praticamente quotidiana presso il nostfoto-articolo-4ro Palazzo di Città. Qui ci ritrovavamo a chiedere insistentemente una “versione ufficiale” di questioni che saltavano fuori attraverso un passaparola in città o tramite i lavoratori dell’Ospedale stesso. La nostra composizione sociale – caratterizzata da persone che si sono affacciate per la prima volta a certi temi complessi come quello della sanità regionale – e la necessità per il Comitato di prendere visione di una serie di atti, ci hanno portato ad accettare gli inviti a Commissioni Sanità del Comune di Cava e “tavoli di lavoro” indetti da chiunque – maggioranza o opposizione – intendesse interessarsi del tema della salvaguardia dell’Ospedale e accettasse il nostro apporto. Ad oggi riteniamo che la nostra scelta, in seno ad un comitato popolare senza professionisti della politica e completamente avulso da dinamiche d’interesse personale – che non sia quello del diritto alla salute dei cavesi e delle cavesi –  non abbia portato a buoni risultati a causa di una disponibilità aleatoria da parte dell’amministrazione e di una chiusura davanti a tutte le proposte di rottura politica con le istituzioni regionali e statali sostenute dal Comitato in tutti i tavoli e le Commissioni a cui si è partecipato.

La nomina di Joseph Polimeni e il nuovo Piano Regionale Sanitario. Il decreto n.33 del 17/5/2016.

Alla nomina del nuovo Commissario per la Sanità in Campania Joseph Polimeni, ex direttore Generale dell’Asl di Lucca, fa seguito il “tanto atteso” nuovo “Piano Regionale di Programmazione della Rete Ospedaliera” (anche conosciuto come Decreto n. 33/2016). Rispetto al decreto 49/2010 in cui per Cava si prevedevano 0 posti letto (determinando così il passaggio da A.S.L. SA a A.O.U. “Ruggi d’Aragona”) e la chiusura, di fatto, del nosocomio cittadino, col nuovo decreto si prevede per il Presidio Ospedaliero “SS.Maria Incoronata dell’Olmo” il seguente assetto:

-12 posti di cardiologia

-15 posti di chirurgia generale

-24 posti di medicina generale

-8 posti di ortopedia e traumatologia

-4 posti di terapia intensiva

-4 posti di unità coronarica (UOS)

-6 posti di dermatologia

-16 posti per la lungodegenza

Saltano all’occhio la CHIUSURA dei reparti di Pediatria e Ginecologia a Cava che, subito dopo la diffusione del piano, fanno sì che la città di Cava si senta ancora una volta tradita dalle roboanti parole di De Luca in tempo di campagna elettorale, quando parlava delle prospettive di “nuova dignità” per la sanità cavese.

Nonostante l’approvazione del decreto regionale n.33, la Direzione Generale del Ruggi – tramite la stesura nel dettaglio del proprio Piano Aziendale – ha la possibilità di una riorganizzazione intefoto-articolo-10rna (e, quindi, di deroga del piano regionale, il decreto n. 33) di una piccola percentuale dei posti letto assegnati al Ruggi.

Questo Piano, una volta stilato dalla Direzione del Ruggi, sarà mandato in Regione e approvato dal Consiglio Regionale entro la fine di Novembre.

E’ su questa autonomia organizzativa interna dell’ A.O.U. “Ruggi d’Aragona” che fa leva la nostra lotta per tenere aperto tutto il polo materno-infantile del “SS. Maria Incoronata dell’Olmo”.

I reparti di Pediatria e di Ginecologia e Ostetricia devono rimanere aperti!

E’ una battaglia che si può vincere!

La vicenda legale sul reparto di Ginecologia

La vicenda legale intorno a Ginecologia e Ostetricia ha creato enormi confusioni tra le persone e ci rendiamo conto che per alcuni possa risultare abbastanza complesso ricostruire le varie fasi della contesa legale in atto.

Per provare a fare chiarezza citeremo i passaggi chiave, almeno fino ad oggi, di una lunga battaglia legale ancora in corso. A fine Dicembre il Comune di Cava fa ricorso contro l’atto della chiusura del Reparto di Ginecologia e Ostetricia. Il Tar ordina in via cautelare (dunque, provvisoria) l’apertura del reparto, almeno fino all’esame nel merito del ricorso, perché riconosce l’importanza strategico-organizzativa di un punto nascita a Cava. Il Ruggi decide di non ottemperare all’ordinanza del Tar perché sostiene che “non c’è abbastanza personale per riaprire a Cava”. Successivamente, con l’approvazione del nuovo atto regionale che prevede 0 posti letto per il reparto di Ginecologia, il Comune di Cava, tramite il suo Ufficio Legale, impugna l’atto sopravvenuto (il Decreto 33/2016) e siamo adesso in attesa che la giustizia amministrativa si pronunci nel merito del ricorso.

Nfoto-articolo-9on siamo mai stati così sciocchi dal credere che le vie legali potessero sostituire o addirittura superare la lotta politica. Si tratta di una battaglia tutta politica ed è su quel piano che si decide il futuro della sanità a Cava, senza illusioni o scorciatoie di alcun tipo.

Nonostante ciò per noi l’ordinanza del 5 Gennaio del Tar, che riapriva temporaneamente il reparto, sarebbe stata importantissima, almeno per prendere tempo e per avere la possibilità di dimostrare a tutti (si, purtroppo ancora tanti, troppi non ne hanno intuito l’importanza) la necessità del punto nascita a Cava, per farci organizzare sempre meglio e dare sempre maggiore compattezza alle nostre rivendicazioni. Purtroppo, anche in questo caso le istituzioni competenti (su tutti, la Direzione Generale del Ruggi) hanno deciso di farsi beffe dei nostri diritti (riconosciuti da un tribunale amministrativo!) dimostrando che in questo paese l’unica vera legge vigente è quella dei più forti e dei potenti ai danni del popolo.

Il clima politico in città intorno all’Ospedale

L’opposizione comunale di centrodestra gioca di rimessa e cerca di mostrarsi impegnata intorno al tema della difesa dell’Ospedale. Il tentativo immediato da parte di una componente dell’opposizione di semplificare il tema della sanità pubblica addossando responsabilità criminali a De Luca che, secondo loro, avrebbe potuto tranquillamente sbloccare il turn-over, ricominciando in questo modo ad assumere e ad ovviare alla mancanza di personale nei reparti, grazie ad una presunta operazione di rientro dai debiti della sanità campana da parte della giunta Caldoro, si è foto-articolo-8rivelata presto una balla smentita dai numeri. La giunta Caldoro nella sanità campana non ha affatto riportato in equilibrio i bilanci, come mostra il fatto che non si sia ancora avuto il via libera dal Governo per la fine del commissariamento della sanità regionale con conseguente permanenza di tutti i collegati vincoli di spesa.

La parte dell’opposizione facente capo all’ex sindaco di centrodestra Marco Galdi, invece, fatto salvo qualche pittoresco battibecco con il sindaco Servalli nel corso di qualche Consiglio Comunale, e qualche tentativo di “fare il possibile” convocando un tavolo tecnico e chiedendo la convocazione di un’unità di crisi in Conferenza dei Capigruppo, non sembra volersi muovere più di tanto, né sembra avere le idee chiare sul da farsi; pare che ci sia più interesse a vedersi legittimati sul tema da parte della maggioranza e della stampa locale che a risolvere il problema dei reparti dell’Ospedale. E’ utile non dimenticare, inoltre, che durante la consiliatura Galdi (affiancato da Cirielli alla Provincia, Caldoro alla Presidenza della Regione e il dottor Giovanni Baldi, cavese, al Consiglio Regionale) il decreto regionale 49/2010 prevedeva per l’Ospedale di Cava 0 posti letto e il definitivo passaggio del SS. Maria Incoronata dell’Olmo dall’A.S.L all’Azienda Ospedaliera Universitaria “S. Giovanni di Dio – Ruggi d’Aragona”. Il grande assente di questi mesi, sul tema della sanità pubblica in città, è il dottor Giovanni Baldi, che dopo aver incassato la fiducia di migliaia di cavesi e l’elezione a consigliere regionale durante la presidenza Caldoro dal 2010 al 2015, sembra essere scomparso dalla città proprio nel momento in cui sarebbe più che legittimo un chiarimento da parte sua alla città di Cava, alla sua città, che lui stesso ha sempre detto di voler difendere nelle istituzioni a tutti i livelli.

Coordiniamo la nostra battaglia sul piano regionale e nazionale!

Il nostro intento è stato fin dall’inizio quello di coordinare la nostra lotta con tutti gli altri comitati sorti sul territorio contro lo smantellamento della sanità pubblica. Siamo consapevoli di non essere gli unici a vivere una situazione critica e che solo con battaglie radicali, coordinate e condivise può profilarsi un reale miglioramento della tutela del diritto alla salute di tutti. Rivendicare lo sblocco del turn-over, con nuove assunzioni nella sanità pubblica, foto-articolo-7pretendere la chiusura immediata della “stagione dei commissari” della sanità campana con i loro piani sanitari che procedono con tagli indiscriminati e abolizione dei diritti: queste sono le priorità assolute, considerando in ogni caso la necessità che la sanità pubblica si rimetta in moto e lavori al pieno delle proprie possibilità ancor prima di poter intervenire con ulteriori interventi di miglioramento della qualità dei servizi che saranno altrettanto necessari in un secondo momento.

Il tentativo di far sentire la voce di Cava fuori dalla nostra città è stato presto avvertito da tutti noi come esigenza imprescindibile per poter arrivare in maniera forte e chiara al nostro principale interlocutore in questa lotta: il governatore De Luca. Vincenzo De Luca, dopo essere stato in campagna elettorale in una Piazza Duomo gremita a Cava de’ Tirreni, promettendo una “nuova dignità” per il nosocomio cittadino, ci deve delle risposte. Dopo il plebiscito a De Luca nelle ultime elezioni, Cava si aspettava un trattamento diverso e l’attuale situazione del “SS. Maria Incoronata dell’Olmo” ha creato un diffuso malcontento in città agli occhi di molti che si sentono, giustamente, traditi dalle ennesime promesse non rispettate di una classe politica buona solo a prendere i voti e a scappare via rubando diritti agli elettori.

Per questi motivi, il 26 Settembre abbiamo contestato il governatore a Napoli mentre teneva una foto-articolo-5conferenza all’Hotel Continental in compagnia del suo consigliere politico in materia di sanità Coscioni, ricordandogli che ha lasciato “25mila donne cavesi senza un reparto di Ginecologia e Ostetricia” e che non intendiamo fermarci qui. Il nostro principale obiettivo, infatti, resta quello di organizzare una grande manifestazione che arrivi a Palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania, chiedendo in maniera decisa e determinata la riapertura di tutti i reparti e i presidi ospedalieri chiusi dai piani scellerati degli ultimi anni che hanno solo utilizzato la sanità pubblica per far quadrare i conti senza guardare ai reali bisogni dei pazfoto-articolo-6ienti e della popolazione sui territori. In questo senso vanno tutte le azioni fino ad oggi intraprese, dal presidio convocato dai comitati regionali il 29 Giugno sotto la Regione Campania all’assemblea del 22 Luglio a Roma di tutti i comitati italiani per la sanità pubblica fino all’assemblea pubblica che si è tenuta davanti al Comune di Cava de’Tirreni il 6 Settembre e che ha sancito la nascita del Coordinamento dei comitati campani per la salute pubblica. Solo uniti saremo più forti e potremo far arrivare in maniera determinata la nostra voce alle istituzioni regionali e statali.

Perchè Ginecologia e Ostetricia non deve chiudere

Le urgenze sanitarie di natura ginecologica per le donne cavesi sono molto frequenti e i reparti di Nocera Inferiore e Salerno sono al collasso. Sono all’ordine del giorno le notizie di donne cavesi respinte dai presidi ospedalieri citati per “0 posti disponibili”. Inoltre, le donne che in questi mesi sono state ricoverate nel reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Salerno hanno lamentato condizioni igieniche vergognose, ci hanno segnalato ascensori rotti (le donne, dopo il parto, per vedere e allattare il neonato al nido devono salire 7 piani!) con il conseguente uso del montacarichi. Insomma, nulla a che vedere con il “reparto gioiello”, come è stato definito più volte Ginecologia e Ostetricia a Cava de’Tirreni, più volte premiato anche con il “bollino rosa”. Nel corso di questi mesi ne abbiamo sentite tante. Ognuno ha addotto tesi, scuse, pretese, intorno alla situazione del nostro reparto di Ginecologia. foto-articolo-12Abbiamo sentito più volte ribadire che un punto nascite con meno di 1000 parti l’anno non possa essere mantenuto aperto e su questo punto c’è da fare una volta e per tutte un po’ di chiarezza. Il reparto di Ginecologia e Ostetricia di Cava non è stato chiuso per il mancato rispetto del requisito dei 1000 parti annui come limite minimo previsto dalle normative nazionali ma per l’entrata in vigore della legge n.161/2014 (in vigore dal novembre 2015) che ha impedito l’esecuzione degli straordinari a tutti i lavoratori della sanità. Essendo sottodimensionato l’organico dei lavoratori della sanità in Campania (nel dicembre 2015 nel reparto di Ginecologia a Cava lavoravano solo 3 medici, ne sarebbero serviti almeno altri 3), il nostro reparto di Ginecologia è stato decapitato da questa normativa, giusta nella sua ratio, ma che ha funzionato come una vera e propria ghigliottina in un sistema come quello attuale della sanità campana, pieno di vincoli di bilancio e con il blocco delle assunzioni operante da anni. Anche il vincolo dei 500 (poi diventati 1000) parti minimi all’anno si sarebbe posto in seguito ma è totalmente inconciliabile a qualunque logica razionale e sopratutto da poter considerare solo in un reparto che lavori al pieno delle proprie potenzialità (si sarebbero dovuti contare i parti che Cava faceva con almeno 6 ginecologi, non con soli 3 com’era al momento della chiusura!). In più, anche l’assenza della TIN (Terapia Intensiva Neonatale) che in molti hanno in questo periodo configurato come “limite di decenza” per l’impossibile riapertura del nostro reparto sembra, a detta di molti medici molto apprezzati e competenti del settore, un semplice alibi. Infatti, sebbene vi fosse l’assenza della TIN a Cava, non si è mai avuto alcun problema nel trasporto d’urgenza dei neonati da Cava che avessero bisogno di tale assistenza presso presidi ospedalieri nelle città limitrofe che disponessero di tutti i macchinari necessari. In più, con le mancanze e le inefficienze che stiamo riscontrando presso i reparti di Ginecologia di Nocera e Salerno negli ultimi tempi, questa della TIN a Cava ci sembra davvero un paradosso in cui si preferisce “guardare il dito e non la luna”.

La situazione attuale. Come proseguire la lotta.

Il “SS. Maria Incoronata dell’Olmo” resta un presidio per la salute pubblica fondamentale sul territorio considerando che soddisfa un bacino di utenza che va da Cava de’Tirreni a buona parte della Costiera Amalfitana. Lo stato attuale del nosocomio cavese, però, vede un reparto di Ginecologia e Ostetricia chiuso, un reparto di Pediatria che, fino all’approvazione del piano aziendale, rimane sulla carta a 0 posti lettofoto-articolo-11 (previsti dal decreto n. 33 del 2016), un ambulatorio di Gastroenterologia attualmente chiuso (dopo il pensionamento dell’ultimo gastroenterologo rimasto) e una serie di emergenze che continuano ad aprirsi quotidianamente. 

E’ necessario che si capisca che non è possibile continuare a navigare a vista, curando un’emergenza dopo l’altra di problematiche ormai ataviche nel nostro sistema sanitario. Sulla nostra salute non consentiremo speculazioni politiche né che si facciano affari con aperture ai privati o a “convenzioni” con strutture accreditate che si divorino tutto ciò che di buono la sanità pubblica rappresenta sui territori garantendo un’assistenza di buon livello e tutelando il diritto alla salute di tutti.

Continueremo a combattere contro il tentativo di privatizzare servizi di assistenza che da sempre sono stati svolti dalla “medicina del territorio” delle ASL e contro l’introduzione e il progressivo aumento dei ticket a pagamento per interventi e visite!

E’ necessario che noi cavesi proseguiamo la lotta per la difesa del “SS. Maria Incoronata dell’Olmo” cucendoci questa battaglia sul petto e portandola avanti con l’amore per la nostra terra e per la nostra gente, fino alla vittoria!

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